Amazon, si riaccende lo scontro con i lavoratori: corrieri in sciopero

Stop degli spedizionieri dopo il terremoto nella gestione degli ordini in Lombardia: rotte e lavoratori scambiati tra i subappaltatori per far fronte all’impennata di ordini

Si riaccende lo scontro nei magazzini di Amazon in Italia. A un mese dall’inizio della stagione natalizia del colosso dell’ecommerce, la più redditizia dell’anno, i corrieri degli impianti della Lombardia hanno proclamato sciopero. Indice puntato contro la riorganizzazione delle spedizioni, esplose negli ultimi mesi. Il boom di ordini, spinto anche dal lancio della consegna in giornata a Milano da maggio, ha provocato un terremoto tra le società che hanno in subappalto la logistica di Amazon: nuovi gruppi assoldati per i recapiti, scambi di rotte e di lavoratori, straordinari non pagati.

Tuttavia, nonostante l’impennata di ordini, il numero di corrieri è rimasto pressoché lo stesso: 700, indica la Filt Cgil. A dividersi più consegne, su turni infiiti e su un crescente numero di magazzini. Ai due iniziali di Origgio (Varese) e via Toffetti a Milano si sono aggiunti quelli di Buccinasco, Monza e Brescia. È in dirittura d’arrivo l’apertura di un sesto a Bergamo, che dovrebbe creare 400 posti di lavoro.

La situazione in Lombardia è da tempo osservata speciale. Insieme al gigantesco magazzino di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, gli impianti intorno a Milano sono stati il campo di battaglia tra i lavoratori e il gigante dell’ecommerce, che affida queste strutture in subappalto attraverso la sua controllata, Amazon Logistics. Proprio a Origgio l’anno scorso la Filt Cgil ha chiuso un accordo per regolarizzare stipendi e contratto dei magazzinieri della Sailpost. “Abbiamo messo ordine nella filiera, ora ci sono quattro società principali che hanno assorbito i dipendenti delle piccole cooperative che effettuavano le consegne“, precisa Emanuele Baroselli, segretario regionale della Filt Cgil. Sono, oltre a Sailpost, Rpost, Delivery Mate e Sum.

Ma negli ultimi mesi la situazione è cambiata. Amazon ha aperto tre nuovi impianti nella sola Lombardia. Gli ordini hanno preso a galoppare. E “almeno 5-6 società sono subentrate a pezzi di appalto“. Risultato: le rotte di consegna vengono smistate da Amazon tra i vari subappaltatori di continuo. L’assegnazione non è stabile ma definita dall’algoritmo, che la modifica ripetutamente. E causa anche scambi di lavoratori tra le aziende. Il sindacato denuncia che un corriere, assunto da un’azienda, si ritrova dopo qualche mese licenziato e riassunto da un’altra, e magari dopo qualche settimana torna al punto di partenza. E le stesse società di settimana in settimana si vedono assegnare e modificare le rotte da coprire. Di conseguenza, invece di pagare gli straordinari, le aziende cercano di tamponare con banche ore e scambi di turni. Ma sono le prime a lamentare gli effetti di questo continuo tira e molla.

Per di più con ordini in continua accelerazione. “In media un corriere di Amazon in Lombardia consegna il doppio dei pacchi di un collega che opera per le altre aziende della logistica“, spiega Baroselli. Il parametro è il numero di fermate al giorno: la media è tra 70 e 100. I corrieri del gigante superano le 150 al dì. E questo in mesi di relativa calma, visto che il picco di stagione non è ancora arrivato. A ottobre inizierà la stagione natalizia,che sugli impianti lombardi si traduce in aumento del 50% del numero di spedizionieri. La Filt punta a portare Amazon a un tavolo di trattativa, per definire una strategia di organizzazione dei turni di lavoro.

Il nodo delle poste
Nel frattempo per Amazon si avvicina la scadenza per iscriversi all’albo degli operatori postali, dopo che a fine luglio l’Autorità garante per le comunicazioni (Agcom) ha sanzionato il colosso del commercio elettronico per aver esercito l’attività di postino senza avere le autorizzazione. Ad Amazon sono arrivati 300mila euro di multa da scucire e due mesi per mettersi in regola. Il 2 ottobre scadono i termini. L’azienda non si sbottona. “Consideriamo importante la cooperazione con le autorità e ci impegnamo affinché tutte le osservazioni che ci vengono rivolte siano affrontate il più rapidamente possibile. Abbiamo pertanto esaminato attentamente i riscontri presentati dall’Agcom, fornendo una risposta puntuale a ciascuno di essi“. E aggiunge: “Valuteremo la decisione presa da Agcom. Siamo disponibili a cooperare con le autorità al fine di fornire ulteriori informazioni relative alle nostre attività“.

Wired ha appreso da fonti confidenziali sul dossier che Amazon sarebbe intenzionata a capitolare e a iscriversi al registro senza fare ricorso. Questa mossa avrebbe riflessi anche sui lavoratori. Dovrebbero essere inquadrati con regole e contratti del settore postale. In aggiunta Amazon accetterebbe di piegarsi al controllo dell’Agcom.

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