Migranti: la tomba mediterranea.

Il Mediterraneo non perdona: all’ultimo aggiornamento di fine Agosto, il nostro mare ha portato con se più di 1600 vite. Lo affermano le Nazioni Unite e l’OIM, matrici delle fonti ufficiali e attendibili del settore. La Spagna sta diventando la nuova meta, varcando i 5000 arrivi nell’ultimo mese.

Un dettaglio fondamentale viene portato oggi alla luce, l’Italia non sta affrontando un’emergenza numerica, ma bensì un’emergenza umanitaria. Il problema non consta nel numero, ma in ciò che sta accadendo a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste. In, Libia, nello specifico a Tripoli, si continua a combattere. Forze governative e ribelli si scontrano senza sosta. Nelle zone più calde sono presenti due centri di raccolta per rifugiati, luoghi angusti ma quantomeno sorvegliati da numerose ong internazionali, tra cui diverse associazioni Italiane. Da due settimane a questa parte i numerosi volontari impegnati nei due centri non riescono più a raggiungere i propri assistiti a causa degli scontri. 2350 persone asserragliate tra bombe e piombo. Oltre all’aggravarsi delle condizioni attorno ai centri di raccolta, si fanno sempre più pressanti le denunce di torture e maltrattamenti all’interno degli stessi.

In seguito a quanto stia accadendo in Libia e alla dichiarazione dello stato d’emergenza, «il presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir) Roberto Zaccaria e il direttore Mario Morcone hanno deciso di sospendere temporaneamente le attività dell’ufficio a Tripoli e quelle di assistenza e tutela dei rifugiati sul territorio». È quanto si legge in una nota del Cir dopo l’intensificarsi degli scontri a Tripoli. «L’assistenza – prosegue il comunicato – riprenderà solo quando un quadro di sicurezza minimo sarà garantito». Tarek Matar è stato completamente sgomberato, e anche gli ultimi occupanti sono finiti per le strade di Tripoli, 1200 persone in tutto, tra uomini, famiglie complete e minori non accompagnati.

Intanto da Lampedusa un grido d’allarme, il sindaco cerca disperato aiuto, lamentandosi del fatto che per la Diciotti si sia mobilitata una nazione intera quando, nell’isoletta alle porte dell’africa stiano sbarcando in media un centinaio di persone al giorno. I grandi trafficanti e i barconi son quasi spariti, ma tanti disperati, con mezzi di fortuna, continuano a varcare le acque internazionali, nella speranza di una morte meno certa.

Non è solo la rotta mediterranea a destare preoccupazioni, la Turchia ha da poco denunciato un’aumento considerevole dei transiti sulla rotta Anatolica. Numerosi i siriani che stanno tentando di fuggire dai nuovi bombardamenti sulla loro nazione, scontri di cui ultimamente si sta parlando troppo poco. Oltre 16.000 persone sono state fermate nel tentativo di entrare in Europa, speranzosi di riattivare parte di quella che fu la Rotta Balcanica.

Articolo e foto a cura di Andrea Mignogna.

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