1500 delfini uccisi a coltellate alle Faroe: è stato il peggior massacro della storia

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1500 delfini uccisi a coltellate alle Faroe

1500 delfini uccisi a coltellate alle Faroe: è stato il peggior massacro della storia. Nelle acque delle Isole Faroe si è consumato il più orrendo e atroce massacro di delfini nella storia della grindadrap, la caccia “tradizionale” dell’arcipelago atlantico. Un intero branco di quasi 1500 lagenorinchi acuti (una specie di delfino) è stato costretto a spiaggiarsi e trucidato a coltellate, mentre diversi esemplari sono stati dilaniati dalle eliche delle barche. I cacciatori non hanno risparmiato nemmeno i piccoli e le femmine incinte.

Quasi 1.500 delfini sono stati massacrati nella più atroce e sanguinosa grindadrap – la caccia “tradizionale” ai cetacei – mai eseguita nella storia delle isole Faroe. Un intero pod di lagenorinchi acuti (Lagenorhynchus acutus) composto da adulti, femmine incinte e piccoli è stato spinto verso riva dalle imbarcazioni dopo un lungo inseguimento, fatto spiaggiare e crudelmente macellato da uomini armati di coltelli. Mai erano stati uccisi così tanti delfini in un’unica, spietata azione. Le famigerate grindadrap sono già ampiamente note per la ferocia, le immagini raccapriccianti e il mare che si tinge di rosso sangue, ma a causa del numero spropositato di esemplari coinvolti, l’ultima mattanza si è trasformata in uno dei più gravi e orrendi atti perpetrati dall’uomo ai danni della natura. È stato un tale massacro da essere considerato illegale persino da alcuni dei residenti della baia in cui sono stati ammazzati i delfini.

A raccontare cosa è accaduto nell’arcipelago atlantico l’organizzazione ambientalista senza scopo di lucro Sea Shepherd, da moltissimi anni impegnata nella tutela della fauna marina in ogni angolo del pianeta. Alle Isole Faroe conduce la campagna “Operation Bloody Fjords” (Operazione Fiordi Insanguinati), nata per documentare quanto accade nelle baie della morte e sensibilizzare l’opinione pubblica. L’ultimo massacro si è consumato dopo l’avvistamento dell’enorme branco di delfini (pod) a largo di Skalafjordur, un grande fiordo di Eysturoy, la seconda isola per dimensioni delle Faroe. Le imbarcazioni sono uscite dai porticcioli e hanno raggiunto, inseguito, circondato e terrorizzato il numeroso gruppo di cetacei, costringendolo a dirigersi verso terra con una tecnica collaudata. Ma gli esemplari coinvolti erano troppi e, come dichiarato da Sea Shepherd, il grindforeman del distretto coinvolto (in pratica colui che gestisce la grindadrap localmente) se fosse stato informato non avrebbe dato il via libera alla mattanza. Troppi pochi uomini per uccidere un numero così imponente di animali. L’uomo, tuttavia, non è stato avvisato e la decisione di massacrare i delfini è arrivata da un altro grindforeman, che si è preso la responsabilità di agire lo stesso. Il risultato è stato un bagno di sangue e di orrori che non ha precedenti, nonostante l’efferatezza che caratterizza ogni grindadrap.

Durante l’azione molti delfini sono stati orrendamente mutilati dalle eliche delle barche, come mostrano le immagini diffuse da Sea Shepherd. Nel caos più totale gli animali semi-spiaggiati sono stati presi uno ad uno e barbaramente accoltellati dietro la testa, per recidere il midollo spinale. Questo metodo atroce ha provocato sofferenze inaudite – molti sono morti dopo minuti di agonia – e diffuso terrore tra i delfini ancora vivi, costretti a nuotare nel sangue dei membri della propria famiglia massacrati, in attesa del proprio destino. Molti sono stati trascinati sulla terraferma ancora vivi e agonizzanti, con le mani o con corde legate alle pinne caudali. Nel drammatico video di 10 minuti diffuso sulla pagina facebook di Sea Shepherd si possono vedere i piccoli strappati dalle madri e accoltellati senza pietà, esemplari che si dimenano nel mare lordo di sangue per sopravvivere, mentre gli uomini li bloccano e colpiscono con violenza. Un inferno la cui visione è caldamente sconsigliata a chi è impressionabile. Nessuno delfino è sopravvissuto a questa mattanza, come mostra la fotografia con la distesa infinita di corpi esanimi lungo la baia.

Quella consumatasi a Eysturoy non è stata una grindadrap come le altre. Se infatti i cacciatori armati di lame hanno agito con la consueta crudeltà, accompagnati dalle risate e dagli applausi del pubblico presente (bambini compresi, che vengono desensibilizzati al sangue, alla violenza e alla morte sin da piccoli), alcuni degli abitanti dell’isola si sono opposti a una simile atrocità, denunciando alla polizia il grindforeman che ha dato il via libera al massacro. Sterminare un intero pod di circa 1.500 delfini (1.428, per l’esattezza), significa cancellare dalla faccia della Terra un’intera cultura, il patrimonio genetico di animali sociali e intelligenti spazzati via con ferocia disumana, ma che invece ha veramente tanto di umano. Sea Shpherd stessa ha sottolineato la crudezza delle immagini diffuse, aggiungendo tuttavia che l’organizzazione non è nata per “servire immagini orribili in bei pacchetti”, ma per parlare a nome degli animali marini di tutto il pianeta. Mostrare le atrocità perpetrate dai feringi è doveroso per smuovere le coscienze di tutti, sia all’interno che all’esterno dell’arcipelago incastonato nell’Atlantico settentrionale.

Le Isole Faroe non fanno parte dell’Unione Europea ma sono un protettorato della Danimarca, che avvalla e supporta logisticamente questa barbarie secolare. Gli uomini che un tempo uscivano in mare con le barche a remi e affrontavano le intemperie per cacciare i cetacei (molti non tornavano indietro) non si riconoscono nelle nuove generazioni, che armate di rapidissime imbarcazioni e comunicazioni via internet hanno trasformato la necessità di alimentarsi in un disgustoso gioco al massacro, sempre più crudele, inutile e anacronistico. I feringi possono permettersi di trucidare 1500 delfini in una sera perché gli altri Paesi europei (e non solo) li proteggono nel resto dell’Oceano Atlantico, perché oggi hanno a disposizione le tecnologie, il combustibile e i materiali per organizzare le grindadrap in modo sempre più coordinato ed efficiente. Cosa c’è di tradizionale in tutto questo? Devono essere gli stessi abitanti dell’arcipelago contrari a questa barbarie a sollevarsi contro di essa, a dire basta con questa assurda e violenta pratica contro animali innocenti, che non ha nulla a che vedere con la disponibilità del cibo.

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